Massimo Troisi: 20 anni fa ci lasciava l’attore napoletano

04-06-2014 – 

Da ‘La Smorfia’, a ‘Il Postino’: il comico napoletano dalla carriera troppo breve.

Massimo Troisi in 'Non ci resta che piangere'

“Io devo tutto a quel mondo, al mio paese, San Giorgio a Cremano, 5 chilometri da Napoli. Laggiù ho imparato cos’era la disoccupazione, ma anche a non rassegnarmi. Ho imparato a parlare, a fare “‘o teatro” e non mi pare di essere cambiato molto da allora, anche se vivo a Roma”.Massimo Troisi.

Vent’anni fa,  a 41 anni, ci lasciava il grande attore napoletano, una delle figure più celebri nel panorama comico degli anni ’70 e ’80.

Protagonista con Lello Arena e Enzo Decaro formò un trio chiamato “La Smorfia”, dove la sua mimica e il suo modo di recitare, hanno fatto storia, in trasmissioni televisive come “Non Stop”, “La Sberla”, “Luna Park”.

Autore di film celebri, come “Ricomincio da tre” (che lo porta al successo di pubblico e al botteghino), “Scusate il ritardo”, “Non ci resta che piangere”, “Pensavo fosse amore invece era un calesse”, nelle sue pellicole ci ha deliziato con il suo modo malinconico e le sue battute, rimaste ancora oggi nell’immaginario collettivo, facendoci apprezzare la leggerezza della sua recitazione e della sua autoironia.

Celebri e fortunati anche i suoi sodalizi artistici; Ettore Scola, Marcello Mastroianni, Roberto Benigni, Francesca Neri, Amanda Sandrelli.

La consacrazione definitiva di Massimo Troisi avviene con il film “Il Postino“, (con cui fu candidato all’oscar), del regista Michel Radford, nel quale l’attore ebbe bisogno più volte dell’aiuto di una controfigura per terminare le riprese, a causa della sua malattia, che gli procurava, fatica, malori e stanchezza.

E’ proprio questa sua malattia cardiaca congenita, a portarlo alla morte il 4 giugno 1994.

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Chi è il disabile? Orgoglio e pregiudizio

08-04-2014 – 

Abilità e disabilità: battaglie e lotte quotidiane per riaffermare i propri valori.

Aiutarsi è fondamentale nella vita di ogni giorno

Oggi abbiamo deciso di cedere “la penna” agli amici che vengono chiamati “disabili”.

Tranquilli non è un termine offensivo, non diciamolo sottovoce o sotto forma metafora, i disabilisono “orgogliosi” di esserlo, vi sembra strano? Invece è proprio un orgoglio, perché diversamente da quelli che sono “abili”, i disabili mettono in gioco, in ogni istante, tutte le loro capacità e risorse mentali, psicologiche e fisiche, proprio tutte, potenziandole ed elevandole alla massima potenza.

Andando in giro per le città, scopri le loro mille barriere, intralci, buche, per la strada e sui marciapiedi, macchine parcheggiate davanti ai passaggi pedonali con discesa, che potrebbero facilitare tutti i “carrozzati”, da chi usa il semplice carrello della spesa, porta una valigia pesante o il passeggino, non meno di chi si muove con la sedia a rotelle.

Se non bloccate, a volte tali discese sono presenti da una sola parte del marciapiede e dall’altra non si sa che fine abbiano fatto e quindi non si sa da dove risalire, ritrovandosi così in mezzo alla strada tra gli automobilisti che sfrecciano, e si lamentano di dover rallentare a causa di “un veicolo con le ruote lento e non immatricolato” sulla loro strada.

Eh sì, gli automobilisti credono che la strada sia solo loro. Per non parlare poi delle vere e proprie “discese libere”, discese con pendenze esagerate, che pure il miglior sciatore si rifiuterebbe di affrontare… Ed i mezzi pubblici? Avete mai provato a prenderli o ad arrivare ad una stazione metro sulle ruote? E al cinema? Musei? Parchi? Supermercati? Sembra facile, ma non lo è.

Approfondendo l’argomento verrebbe fuori una lista chilometrica di “cose” che non vanno: barriere per tutti, non solo per i dis-abili.

Ma le barriere più difficili da descrivere e da vedere non sono queste, sono quelle di carattere mentale, spesso diffuse e sancite da leggi o circolari fatte da chi e per chi non si è mai trovato a fare i conti con i propri limiti, con l’oggettiva impossibilità di fare quello che ai “normali” viene naturale e per questo non riescono proprio a concepirlo, eppure non è difficile; ma chi è il meno abile?

Una breve esperienza, prima di progettare edifici, percorsi, leggi o circolari andrebbe fatta “mettendosi nelle scarpe di un disabile”, proprio per capire che da loro abbiamo un’infinità di cose da imparare … tanta forza da prendere, tanto coraggio e tanta voglia di superare i propri limiti.

Si parla della “autonomia del disabile”, ma poi per viverla veramente queste persone devono diventare dei guerrieri con se stessi e con gli altri, armati solo di pazienza, di sorrisi, di forza di volontà che si scontra spesso con dei “Non posso fare niente”, dei “Non dipende da me” detti da coloro che potrebbero prendere misure per facilitare almeno un po’ la vita dei nostri amici, anche solo con il rimborso per un taxi.

Ai primi allora auguriamo, forza e coraggio e a noi spetta solo di metterci nelle loro scarpe, nei loro panni, per poi chiederci “Ma chi è il disabile?”.

Molto spesso sono proprio persone come noi, siamo noi, che per un capriccio del destino o un evento straordinario ci troviamo dall’altra parte e non è più niente come prima. Molto spesso ci troviamo a lavorare con un disabile e sarà sicuramente il collega più attivo e generoso, che, solo per arrivare in ufficio ha vinto così tante battaglie che noi non riusciremo ad immaginare nemmeno in una vita.

Stringiamoci le mani e combattiamo insieme questo arduo compito che è il mestiere di vivere, di sorridere, di sperare, di affrontare ogni nuovo giorno come uno splendido dono, cerchiamo di essere anche un po’ gli occhi di chi vede meno, la bocca e le orecchie di chi non può sentire, le gambe e le braccia di chi non è veloce come noi, la gioia per chi non sa ancora che la vita è meravigliosa.

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La Grande bellezza vale un oscar

11-03-2014 – 

Un oscar dopo quindici anni per l’italia; grazie al regista Paolo Sorrentino.

Un oscar! Sì, finalmente dopo quindici anni abbiamo ricevuto un oscar: che gioia nel cuore di ogni italiano; che bello, hanno dato, pure, la possibilità di vedere questo nuovo capolavoro del cinema italiano, subito dopo la premiazione, in tv.

Tutti curiosi ci siamo organizzati per metterci in tranquillità, davanti al televisore, per godere questo film; ma ahimè, a vederlo sul piccolo schermo, non ha reso la sua bellezza, la sua “grande bellezza”, infatti il giorno dopo capitava di sentire persone che si lamentavano della pellicola chiedendosi come era stato possibile premiarlo.

Vedendolo al cinema il discorso cambia, ti accorgi che il film è veramente la grande bellezza, del gusto, delle immagini, delle scene, degli attori perché capaci e per questo bravissimi, di non essere loro i protagonisti, ma di lasciare spazio al vero protagonista: l’animo umano.

Bellissimo vedere l’animo umano che lottava tra ricordi, desideri, quotidianità, superficialità, profondità, fanciullezza, e spiritualità.

Si scopre che la “grande bruttezza”, possedeva la “grande bellezza”, ma non se ne accorgeva nessuno.

Veramente un capolavoro, che potrebbe ispirare ognuno di noi a essere un protagonista, nel cambiare in meglio la nostra società, cominciando dal nostro piccolo habitat, perché nel paese dei Michelangelo, dei Caravaggio, dei Raffaello, non saper più esprimere questa estetica, artistica e morale, ci segna e sdegna in maniera incontrovertibile;

Il cinema, questo cinema ci rinfranca e ci fa sperare in un futuro più roseo per tutto l’ambiente, perché il riscatto e il destino di un paese passano anche per queste vicende.

“In fondo quando si nasce, siamo tutti delle grandi bellezze, destinati, crescendo, a diventare delle grandi bruttezze, costretti a lottare quotidianamente per ristabilire quell’equilibrio, morale e etico, insito nell’animo umano, che troppo spesso viene prevaricato, da una società, ormai priva di ogni estetica.”

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Mamme e figli

Mamme e flgli

Chi può dargli torto?

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Scusa il ritardo

Scusa il ritardo

capita a tutti nella vita, qualche volta, di essere in ritardo.

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L’intelligenza dell’essere…

L'intelligenza dell'essere...

Vedi, a me non interessa sentirmi intelligente ascoltando dei cretini che parlano… Preferisco sentirmi cretino ascoltando una persona eccelsa che parla..
(Franco Battiato).

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Napoli – Juventus: 2-0 nel posticipo del San Paolo

31-03-2014 – 

Prestazione maiuscola dei partenopei: Juventus battuta nel posticipo di campionato.

vedrai, vinceremo due a zero

Con un gol per tempo, nel posticipo del San Paolo, il Napoli annichilisce la Juventus, imbattuta da 22 giornate, costringendola, alla sua seconda sconfitta in questo campionato, comunque fin qui straordinario. La partita la fa decisamente il Napoli; non sbaglia un colpo, aggredisce, difende e riparte senza mai fermarsi e senza dare tempo agli uomini di Conte di organizzare una trama di gioco.

La capolista non c’è; è remissiva, troppo, tanto che il primo tiro verso la porta di Reina è firmato Lichtsteiner al 26′. Pirlo è assente, fuori dal gioco, Osvaldo e Liorente fanno rimpiangere l’Apache Tevez e Isla non morde.

Il solo che prova ad arginare le incursioni avversarie è la solita diga Buffon, che pur regalando, con interventi provvidenziali, una prestazione decisamente al di sopra dei compagni, deve capitolare al 37′, su una deviazione dello spagnolo Callejon e al 36′ della ripresa su Mertens.

In attesa del recupero della partita della Roma, le due squadre sono legate dalla speranza di un passo falso della squadra capitolina; il Napoli per rimanere in scia del secondo posto, la Juventus per non vedere vanificato il distacco dalla inseguitrice storica, rivale di tante battaglie calcistiche, verbali e agonistiche,passate alla storia, fuori e dentro il rettangolo di gioco.

I numeri, meritatissimi, di questa sfida sono tutti a favore dei partenopei e come è giusto che sia al 90′ sugli spalti esplode la festa.

La “Vecchia Signora”, del nostro calcio, questa volta è sembrata veramente stanca e confusa.

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Rush

Rush: rivalità e rispetto tra Lauda e Hunt nella Formula 1

27-03-2014 – 

Rush: James Hunt e Niki Lauda, rivalità, rispetto e amicizia nel mondo della Formula Uno.

Stanchi? Allora avete necessità di fare un pit stop… e cogliere l’occasione per mettersi davanti ad uno schermo e vedere Rush, unfilm che sembra solo parlare di alta velocità e invece piano piano si scopre che, dietro una forte rivalità, trovi una bellissima storia di rispetto e, quindi, di amicizia.

Protagonisti di questo film sono due grandi piloti degli anni 70:James Hunt, che purtroppo, a causa di un malore ci ha già lasciati all’età di quarantacinque anni eNiki Lauda.

Campioni non solo nella Formula Uno ma, soprattutto, nella vita. Il primo ribelle fin da piccolo, sembrava non rispettoso delle regole e dei suoi avversari ma poi arriva a difendere lo stesso Niki Lauda da certi commenti giornalistici, l’altro, “genio” della meccanica, duro e riservato di carattere.

Il loro modo di essere, a mio avviso, oltre che da un innato dono di seguire sogni ad alta velocità, è anche sicuramente dovuto dal fatto che per i genitori di entrambi era inconcepibile che i loro figli volessero diventare dei piloti di formula 1.

James Hunt e Niki Lauda avevano nel sangue la velocità e i motori e lo avevano così ben capito che si ribellano ai progetti delle loro famiglie e investono su se stessi per arrivare alla formula uno. Diversi ma uguali capaci di stimarsi cosi tanto da credere in se stessi e capaci di stimare i propri avversari, tenendo conto dei loro diversi caratteri.

Capaci anche di superare certi incidenti, come è successo a Niki Lauda, che solo dopo una quarantina di giorni pieni di pura sofferenza è risalito sulla sua vettura per cercare di vincere il campionato, ma vedendo come primeggiava il cattivo tempo capisce dopo la sua ultima esperienza che la sua vita ha valore e cosi cede la possibilità di vittoria al suo avversario per eccellenza, Hunt che vincerà… Ecco, proprio dei veri campioni!

Anche un non intenditore di Formula Uno sentirà palpitare il proprio cuore, andare in tensione, per l’uno e per l’altro…

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Flavia Pennetta vince gli Indian Wells

Indian Wells: Flavia Pennetta regina del torneo

19-03-2014 – 

Flavia Pennetta vince a Indian Wells; battuta in finale la polacca Radwanska

“Allora, godiamoci il trionfo, in attesa di altri successi (anche in altri campi, perché no), sperando di non dover attendere anni…”. Con queste parole ho scelto di chiudere l’articolo “La grande bellezza: in trionfo il film di Sorrentino”. Con quelle stesse parole ho scelto di aprire questo articolo; per godere un altro trionfo italiano, questa volta dello sport. Nel tennis, fonte negli anni più di amarezze che di gioie.

Un trionfo di una ragazza di 32 anni, Flavia Pennetta, che solo un anno fa pensava al ritiro.

Il torneo di Indian Wells, oltre per il suo montepremi (un milione di dollari al vincitore) è molto importante anche a livello di Slam, facendo classifica a livello mondiale. La brindisina ne è consapevole e sin dalle prime battute della semifinale, giocata contro la cinese Li, numero 2 al mondo, sfodera il suo miglior tennis, costringendo più volte la sua avversaria a rincorrere.

Lucidità, determinazione e aggressività, armi vincenti, che valgono la finale più importante della carriera. Il match si chiude con il punteggio di 7-6 6-3.

In finale la Pennetta, trova la polacca Radwanska, numero 3 del mondo;

La partita entra subito nel vivo; Flavia scalpita e dà ritmo all’incontro, mette subito alle corde la polacca, che complice un infortunio al ginocchio sinistro, non tiene il passo e cede campo.

Onore alla Radwaska, gloria alla Pennetta; con questo 10° successo in carriera, l’ italiana balza al 12° posto della classifica WTA, in compagnia della Errani 10° posto e della Vinci 14° posto. Non c’è che dire un bel terzetto.

Complimenti Flavia, goditi la vittoria che ti meriti. Noi come italiani e tifosi ti diciamo grazie, ci hai regalato sorrisi, gioia, umiltà e orgoglio.

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Il coraggio delle idee

il coraggio delle nostre idee

27-02-2014 – 

Coraggio delle idee, motivazioni, cambiamenti e innovazioni: è tempo di riprendere in mano le nostre vite.

Il coraggio ci manca, delle idee, delle motivazioni, del cambiamento, delle innovazioni, del credere in un futuro, un futuro da creare, da sperare, da vivere e da condividere.

Condividere, certo, perché in questo momento di totale incertezza, la realtà vissuta giorno dopo giorno, ci appare quasi irreale.

Il coraggio ci manca, quel coraggio che hanno avuto i nostri nonni, i nostri padri; ci manca il coraggio perché siamo arrugginiti, usciamo da un’ epoca di estremo cambiamento ideologico, morale e sociale, fatto anche di un consumismo sfrenato.

Il mondo si evolve d’accordo, la massa si evolve e con essa abitudini, vizi, peccati.

Il coraggio ci manca (oppure non siamo più abituati) per pensare, per trovare soluzioni (oppure siamo troppo pigri) per uscire da questo oblio, da questo ginepraio fatto di videogiochi, chat, videopoker, lotterie.

Facciamo uscire di nuovo questo coraggio, come hanno fatto milioni di persone prima di noi, in situazioni anche peggiori delle nostre, non facciamoci imbavagliare ancora da millantatoriincravattati che troppo spesso troviamo sul nostro cammino.

Torniamo a essere liberi di ascoltare, guardare, parlare, agire.

Non facciamoci travolgere ancora da programmi (politici o televisivi), poco soddisfacenti, evasivi, abusati, privi di contenuti, basati sul fatto che dovremmo essere solo spettatori. Il coraggio delle idee, delle motivazioni, del cambiamento, delle innovazioni, del credere è già un’ idea coraggiosa.

Ricominciamo a usare la nostra testa, con coraggio, coraggio e ancora coraggio.

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